
Questo "temino" me lo ha mandato il papy: dovevo pubblicarlo su 2Spaghi.it ma è andato un pochino fuori tema.... Allora lo pubblico qui!
Visitare Pacentro, cosa che faccio almeno un paio di volte all’anno, per me è una grande emozione.
Mi rivedo bambino e scolaretto col grembiule nero attraversare le strade per andare a scuola o scalzo d’estate correre e dirigere un cerchio di ferro, insieme ad altri compagni, lungo il viale dei tigli del Convento e della Caserma.
Sono vissuto a Pacentro dal ’48 al ’54, da due a otto anni, poi il lavoro di mio padre mi ha portato altrove.
L’ultima volta, l’amore per la buona tavola di mia figlia, mi ha condotto alla taverna Caldora. Qui, a parte l’ambiente suggestivo, ho ritrovato il vero sapore dei cibi, quello che ti è rimasto nell’anima, che cerchi sempre e non trovi mai. Parlo del prosciutto, del salamino, della salsiccia di fegato, del pane, della ricotta, dei fagioli, della coratella d’agnello, del pecorino e dell’acqua fresca attinta davanti ai tuoi occhi.
A fine cena, facendo due parole con Carmine, ho scoperto che è fratello di un mio compagno di scuola, di cui ho perso la fisionomia ma non il nome, Michele.
Ho ritoccato con mano l’affabilità, la semplicità e la gentilezza pacentrana.
Ho promesso a Carmine che tornerò con qualche fotografia dell’epoca e lo farò.

Foto by Matteo
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